8½ (1963) Federico Fellini

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Marcello Mastroianni

 

8½ (1963)     Federico Fellini

La ricostruzione di una galleria, una coda di auto, un pullman pullulante di persone in piedi; tutti guardano nella stessa direzione. La scena è caratterizzata da l’assenza di suoni, non è difficile però immaginarli.

Un inizio irreale, onirico; interrotto da un respiro affannato, claustrofobico.

 

Guido Anselmi

È quello di Guido Anselmi (Marcello Mastroianni), affermato regista di 43 anni.

Sotto il fruscio del vento, annunciatore di minacce, in una scena a metà tra incubo e sogno, Guido esce dal tettuccio della macchina in cui si ritrova, volando.
“Avvocato l’ho preso!”. Un senso di caduta e il risveglio.

Come si denota fin dall’inizio, siamo in un film confuso; confuso come lo stesso personaggio, confuso come lo stesso regista (Fellini).

Guido si trova in una stazione di cure termali a trascorrere un periodo di riposo; riposo dal pensiero costante del nuovo film, e riposo dai suoi affari amorosi.

Una confusione professionale e mentale. Un uomo che non trova più ispirazioni, e che non riesce a mantenere una relazione d’amore idilliaca.

Un gioco di fusione di elementi che ritornano, in una sequenzialità non reale di eventi. I giorni proseguono in un susseguirsi di eventi reali, di ricordi e di fantasticherie.

Vi è la contrapposizione di individui vestiti di bianco, colore dell’immaginazione, legato a personaggi immaginari e a tutte le donne della sua infanzia; e individui vestiti di nero, personaggi reali correnti.

Guido non riesce a dare un senso al rapporto con gli altri e al proprio passato. È smarrito da anni, una pressione lo pone al centro di tutte le aspettative.

Il gran finale

Il finale utilizzato non è altro che una metafora dell’esistenza.
In un grande girotondo circense dove si incontrano una banda, dei clown e un bambino vestito di bianco (lo stesso regista?), viene rappresentata la vita intesa come gioco; di sottofondo una marcetta da circo, semplice e quasi comica, capolavoro di Nino Rota.

Il regista si rivede da bambino, acquista innocenza e gioia.
Guido non vuole tradire le persone che lo conoscono, il film verrà realizzato.

Attraverso la tecnica dell’adaptation, quello che abbiamo visto fino ad ora è proprio il film che Fellini ha scritto.

“Questa confusione sono io, accetto la mia vita”

 

Il titolo 8½ non ha alcun riferimento, o significato particolare. Fellini non sapeva che titolo dare al nuovo film e questo risultava essere l’ottavo film (più altre cose) da lui realizzate. Un riferimento quindi alla filmografia intesa come opera.

Federico Fellini

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