Boogie Nights (1997) Paul Thomas Anderson

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Boogie Nights 1997

 

Boogie Nights – L’altra Hollywood.
Opera seconda del regista americano Paul Thomas Anderson, dopo il sorprendente esordio di Sydney.

Ciò che viene messo in scena è la cinica e disillusa rappresentazione dell’industria pornografica americana a cavallo tra gli anni ’70 e ’80.
Tutti i personaggi diventano vittime dei loro difetti; cedono ai dolori sentimentali, alla droga, al proprio difficile passato e al lato oscuro del successo.
Parallelamente, è la stessa industria pornografica a mutare; dalle atmosfere giocose e libertine degli anni ’70 si passa alla finta sobrietà degli anni ’80, simboleggiata dall’avvento del home video nel porno.
Lo spettatore percepisce tutto il disagio di chi si è visto sfuggire il successo dalle mani, di chi ha cercato in una diversa Hollywood un successo che quella più celebrata gli negava, di chi dopo aver avuto il mondo del porno ai propri piedi si ritrova a masturbarsi in macchina a pagamento per racimolare pochi spiccioli per tirare avanti.
Un film quindi, che racconta  l’inevitabile parabola del successo: arriva dal nulla e poi, inevitabilmente , ti distrugge.

Un grandissimo esperimento di metacinema: film nel film, in Boogie Nights si parla di tutto; dalla fotografia alla sceneggiatura, dal suono alla recitazione; si parla di pellicola, dell’arrivo, con relativo boom, degli home video; si racconta delle serie tv, si discute il  ruolo della violenza al cinema come in tv; con  un accenno persino ai reality, nel loro tentativo di fare show live.
Probabilmente passa tutto sottotraccia, ma parliamo di un film in cui il cinema racconta se stesso, toccando le tappe più importanti vissute negli ultimi 20 anni.

C’è tragedia senza che si arrivi mai a un tears movie, c’è ironia senza che non ci si sbrachi mai.

Boogie Nights non è altro che il racconto, in due ore e mezza circa, di due utopie, che poste su piani diversi, arrivano fino al punto di interagire e di influenzarsi tra loro.

Il vero e proprio motore narrativo della storia è Jack Horner, carismatico e rispettato regista pornografico, il quale lavora da anni per distruggere e ridefinire da zero l’idea stessa che del genere porno hanno i benpensanti attorno a lui.

Jack Horner il regista

Jack Horner il regista

Per Horner, vero e proprio teorico del cinema a luci rosse, il genere pornografico è morto ufficialmente alla fine di quegli anni ’70 in cui vive ed opera (e da cui ha inizio la vicenda raccontata nella pellicola di Anderson); oramai registi, produttori, attori del settore, lavorano per creare un prodotto effimero, destinato a chi vuole ottenere un piacere sessuale veloce, furtivo e momentaneo; e che dunque esaurisce la sua ragione di esistere appena svanisce l’effetto eccitante conseguente alla pratica masturbatoria dello spettatore.

L’amara considerazione di Jack-che egli matura dopo aver analizzato e per certi versi subito questa situazione- è che nell’industria del porno non c’è arte, non c’è profondità, non ci sono trame degne di essere raccontate, storie che catturano l’attenzione degli spettatori e che suscitano in loro emozioni che durano ben oltre il momento del piacere sessuale.
Messo così di fronte ad un quadro desolante, e cosciente che se l’industria del porno cadesse, cadrebbe anche lui, Horner decide di agire nel modo più razionale e al contempo folle possibile.
Essendo lui il primo a rilevare la mancanza di “artisticità” nel cinema pornografico, sarà suo il compito di inserire nel contesto tipico del genere a luci rosse quegli elementi del cinema mainstream che mancano al porno, e che al contempo potranno innalzare il genere fino a dotarlo delle caratteristiche tipiche dei prodotti d’intrattenimento della grande distribuzione.

Insomma, Jack Horner vuole dare una dignità propria al porno.
A sua disposizione Jack ha idee, teorie, voglia di fare; ma soprattutto può contare su due elementi essenziali ai fini della sua impresa .
La sua squadra, il suo staff di produzione formato da individui folli quanto lui, preparati e pronti ad assecondare il loro capo in quest’impresa senza battere ciglio.
E la chiave di volta di tutta l’operazione, Eddie Adams: ex lavapiatti, figlio problematico della middle class americana, ora primo attore della squadra di Horner con il nome d’arte di Dirk Diggler;  giovane e con “doti straordinarie”.
Queste le armi che egli utilizzerà per far entrare la pornografia “nelle case degli Americani”.

La prima utopia che in fondo è anche il primo “movimento” del film, inizia e finisce con Jack Horner e con il successo della sua operazione.
Lo spettatore viene messo di fronte a una parabola narrativa classica; quella cui c’è un desiderio, c’è un obiettivo, c’è una narrazione, ci sono degli ostacoli e c’è il raggiungimento dell’oggetto del desiderio.
E’ una storia positiva quella di Jack Horner, che contribuisce a regalare al pubblico il ritratto di un personaggio forte, ottimista.
Ma la storia del regista sognatore in fondo non raggiunge il piano emotivo, l’interiorità dello spettatore; appare in realtà come una vera e propria quinta scenica: vuota, artefatta, organizzata a tavolino ed incapace di interagire con il pubblico a meno che un altro agente non si ponga in contatto con essa.
L’ente che entra in contatto con la storia di Jack Horner, e che apre la pellicola alle interpretazioni più profonde è proprio la seconda utopia, un’utopia ben più complessa ed articolata di quella appena raccontata: l’utopia di Paul Thomas Anderson stesso.

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