L’immagine nella società ipermoderna

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L'immagine nella società ipermoderna

L’immagine nella società ipermoderna.

La  riflessione che ruota attorno all’immagine fotografica, nella sempre più difficile interpretazione di essa in termini di immagine verità o finzione (tema che ho trattato in un articolo precedente:” L’immagine fotografica: realtà o finzione?”), diviene sempre più vivida e attuale in una società come quella odierna.

Una società dell’eccesso.

Viviamo in una società ipermoderna  caratterizzata dall’eccesso, dalla flessibilità, dalla porosità; abbiamo creato un  nuovo legame con lo spazio e con il tempo, alla luce dell’esperienza offerta da Internet e dai mezzi di comunicazione globale.  Ciò ha provocato da un lato la perdita della coscienza storica, e dal l’altro una svalutazione nei confronti del futuro.

Si tratta di una modernità accelerata e intensificata, nella quale l’urgenza e la quantità diventano qualità.
Dipendenti dalla tecnologia e  dai social network; ci sentiamo costretti a esprimere opinioni su qualsiasi cosa, e a insultare nell’anonimato.

Siamo “voyer” di vite che non sono le nostre e di cui finiamo per sentirci coprotagonisti.
La tecnologia ha trasformato il nostro mondo e la sua percezione; e i Social sono i nuovi mediatori con la realtà esterna.

Aspiriamo a dei valori sempre più focalizzati nell’aumento, nella quantità; aspiriamo sempre al massimo.

Le qualità individuali e le ragioni di ciascuna immagine spariscono dinanzi alla scoraggiante sensazione di impenetrabilità, data da questa mole imponente e inaccessibile.

Una saturazione visiva.

Proviamo una sensazione di sgomento e di annegamento; la saturazione visiva ci obbliga a riflettere sulle immagini che mancano, quelle mai esistite, quelle proibite e censurate.

Senza accorgercene abbiamo sviluppato un nuovo linguaggio  comunicativo che non fa più leva sulla parola. Comunichiamo attraverso un linguaggio visivo fatto di immagini continue, furiose, immateriali, attive, pericolose, sempre disponibili… immagini sfuggenti, come delle pallottole,  difficili da controllare nella loro condizione malleabile e mutante.

Un nuovo linguaggio, un nuovo paradigma.

L’immagine digitale è il linguaggio che caratterizza la nostra società ipermoderna.

Ci troviamo in un presente fluido e continuo, dove le immagini vivono tra apparizione e sparizione; esse si trovano nell’ordine di ciò che non ritorna,e la loro esistenza è solo transitoria.

Si è verificato un cambio di paradigma nel mondo dello sguardo, che ha portato nel contempo a cambiamenti tecnologici e sociali.l

In merito a tale argomento mi sento di consigliare  un libro molto interessante di Joan Fontcuberta “La furia delle immagini- note sulla postfotografia”.

Se sei alla ricerca delle più svariate curiosità, leggi qui.

 

 

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