Perfetti sconosciuti (2016) Paolo Genovese

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perfetti sconosciuti

Perfetti sconosciuti.

Un tempo la memoria era ben protetta nella mente di ognuno, oggi, nel XXI secolo si trova nelle sim dei cellulari; parte da qui la riflessione del regista Paolo Genovese.

Durante una cena tra amici si discute sulla fiducia/fedeltà reciproca all’interno di una relazione, e c’è chi sostiene che in una coppia ci si conosca fin troppo bene. Per comprovare, contrastare o forse ridicolizzare questa – imprudente – spavalderia, una di loro provocatoriamente lancia l’idea di mettere i cellulari al centro del tavolo e leggere tutti i messaggi che arrivano, scommettendo in questo modo sulla sua stessa relazione.
Verranno a galla problemi e tradimenti in ogni coppia.

Una sorta di suicidio sociale, una bomba ad orologeria che esplode nel finale.
Il cellulare è un’arma a doppio taglio; utile per comunicare rapidamente con i nostri contatti, ma anche arma di autodistruzione. Chi ha molto da nascondere tra chip e schermi ha solo molto di più da perdere, se questi segreti vengono svelati.
Ognuno deve vivere con la propria coscienza, costretto a continuare a mentire e vivere una doppia vita.

È vero però che a colpire davvero non sono tanto le corna, le bugie, gli amori più o meno clandestini o virtuali, equamente divisi tra uomini e donne.
E’ la mentalità, l’intolleranza, il razzismo inconsapevole che emerge dalle reazioni di molti personaggi al flusso continuo di rivelazioni.

“La scatola nera” rivela questioni parecchio scomode, e le maschere dei personaggi cadono una ad una.

Citando il premio Nobel Gabriel García Márquez:

«Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata e una segreta».

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